Lotto 375

Simone Cantarini (1612 - 1648)

San Girolamo con libro e crocefisso

Si ringrazia Mario Mancigotti per la scheda dell'opera che riportiamo di seguito. Dopo la riscoperta del "Ritratto del duca Carlo II Gonzaga Never" (59x73), ultima opera dell'artista nella raccolta del principe Corrado Gonzaga in Piacenza, è ora la volta di un pregevole "S. Girolamo nel deserto" ammirato a Padova, in collezione privata. Entrambi i genitori dell'artista portavano il nome del santo ed il Malvasia c'informa che durante il soggiorno nell'atelier del Reni si recasse ad osservare la pala della "Madonna degli Scalzi" in Bologna di Ludovico Carracci per studiare sopra tutto la figura di San Gerolamo che, insieme a San Francesco, venera la Madonna in gloria tanto da trarne una copia purtroppo smarrita, così come avvenne a Pesaro per la "Pala Olivieri" del Reni in cui appare accanto a S. Tommaso. Val qui la pena di ricordare l'aneddoto raccontato dal Malvasia in "Felsina pittrice" secondo il quale Simone volle giocare un diabolico scherzo agli allievi della scuola del Reni quando nel cavalletto del maestro di soppiatto pose un "San Girolamo" da lui dipinto per ascoltare divertito il coro d'elogi da parte dei riguardanti tratti astutamente in inganno. Prima di soffermarmi sul dipinto in questione desidero accennare ad altri esemplari nel catalogo delle opere cantariniane. Credo che il dipinto più conosciuto sia quello esposto nella Galleria Nazionale delle Marche in Urbino ma proveniente in deposito da quella di Bologna e si tratta di un quadro da cavalletto di cm. 117x89 nel quale il santo è colto a mezzo busto intento alla lettura di un libro, versione abituale in quanto sappiamo che egli, convertitosi dal paganesimo, è divenuto dottore della Chiesa e fu un letterato e filologo, esegeta di testi biblici. Merita riportare ciò che dell'opera scrisse nel 1922 il Prof. Luigi Serra, allora Sovrintendente in Urbino: "Nobile, composto, di notevole ampiezza ed accenno decorativo, argenteo nel colore, animato da vivaci giochi di luce sull'incarnato aureo, sui capelli e sulla barba." Nel 1975 segnalai un altro dipinto, di formato leggermente più piccolo(85x60), della famiglia pesarese Ugolini, nel quale è colto sempre in lettura ma a figura intera all'aperto con in primo piano a destra in basso un teschio come se fosse un fermacarte su un papiro arricciato. A Bologna un San Girolamo era esposto a Palazzo Pepol i mentre nella Residenza del Senato si trovava un altro San Girolamo seduto che legge. Diversi sono gli studi grafici di tale soggetto: a Firenze nell'Album Horne è conservato un disegno a matita rossa, altri due disegni a sanguigna ho trovato al Louvre (inv. 7082/83) ma il più importante è il disegno preparatorio del dipinto di Urbino che si trova nella Biblioteca Nazionale di Rio de Janeiro (inv. A.25) eseguito a penna con inchiostro bruno e con tracce di disegno a sanguigna. Ma dopo questi accenni di cronaca è giunto il momento di soffermarci ad esaminare il dipinto che fu acquistato da tempo immemorabile dalla famiglia dell'attuale prorpietario. Vorrei subito esprimere il mio convincimento che tale dipinto è un'opera originale che non ha alcun rapporto sia con la versione urbinate ed il relativo disegno preparatorio sia con altre versioni. Lo si deduce da un attento raffronto tra le due opere che, pur ricalcando lo stesso schema compositivo di massima, presentano evidenti varianti. Innanzi tutto il dipinto di Padova presenta misure della tela superiori: cm. 129x104 contro 117x89. Il teschio, simbolo della precarietà dell'esistenza umana, si trova davanti al santo in lettura accanto ad un libro chiuso sopra il tavolo da studio e non in alto a destra alle spalle del santo quasi con la funzione di ferma carte sopra un rotolo di papiro. Inoltre all'altezza degli occhi campeggia un altro crocefisso. Noto inoltre che il ginocchio sinistro del vegliardo sbuca ignudo dal pesante mantello, forse con le gambe accavallate. L'ambiente è quasi completamente oscuro, tranne un debole chiarore alle spalle e manca quello squarcio di cielo che si intravede in alto nel dfipinto di Urbino. Ma ciò che attenua la staticità della scena -ed è la sigla del grande artista- è quel libro un pò ribelle ma soprattutto quella luce che irrompe sui capelli scomposti, sulla folta barba, sulle spalle e sulle braccia muscolose dell'eremita. L'opera potrebbe essere datata durante o dopo la parentesi nell'atelier del Reni.

Tecnica: Olio su tela

Misure: 129.00 x 104.00 cm

Tipologia oggetto Opere su tela/tavola

Dipartimento ARTE ANTICA E DEL XIX SECOLO

Periodo Arte antica

Base d'asta: 70.000,00

Stima: 90.000,00 - 120.000,00

Il lotto sarà battuto in asta il 07 giugno a partire dalle 16:00.
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