Roberto Melli Quotazioni, valore e valutazione opere

Roberto Melli (Ferrara, 21 marzo 1885 – Roma, 4 gennaio 1958) è stato un pittore italiano esponente della Scuola Romana. Roberto Melli nacque a Ferrara da una famiglia di commercianti di origine ebraica e, trasferitosi a Genova nel 1902 dove si era da poco trasferita la sorella Rina Melli, iniziò lavorare come apprendista intagliatore, scoprendo il proprio innato talento artistico. Read the full biography

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Biografia di Roberto Melli

Roberto Melli (Ferrara, 21 marzo 1885 – Roma, 4 gennaio 1958) è stato un pittore italiano esponente della Scuola Romana.

Roberto Melli nacque a Ferrara da una famiglia di commercianti di origine ebraica e, trasferitosi a Genova nel 1902 dove si era da poco trasferita la sorella Rina Melli, iniziò lavorare come apprendista intagliatore, scoprendo il proprio innato talento artistico.

Conosce il poeta Ceccardo Roccatagliata Ceccardi che lo introduce nell'ambiente culturale genovese dove conosce lo scrittore Camillo Sbarbaro e lo scultore Giovanni Prini. 

Conosce anche l'intagliatore di legno Carlo Turina; inizia così l'attività di xilografo. Con questa tecnica collabora nel 1906 alla rivista Ebe (pubblicata a Chiavari da Sanguineti). 

Si dedica anche alla scultura.

Stringe amicizia col pittore e acquafortista ferrarese Giorgio De Vincenzi e nel 1910 decide di andare a vivere a Roma, dove condividerà lo studio con Prini. A Roma risalgono i primi lavori di pittura.

Nel 1912 sposa Anna Meotti, sua fidanzata degli anni ferraresi. Ancora nel 1912 espone alla I Esposizione italiana di xilografia organizzata a Levanto dalla rivista L'Eroica.

Nel 1913 espone sculture alla I Mostra e l'anno seguente alla II Mostra della Secessione Romana. 

Partecipa quindi attivamente alle manifestazioni futuriste, movimento che lo vedrà agire come outsider autonomo e imprevedibile.

Nel 1915 insieme a Costantini, Fioresi, Oppo e Pizzirani costituisce il "Gruppo Moderno Italiano" e nel 1918 partecipa alla nascita della rivista e del movimento "Valori plastici". Chiamato alle armi nel 1916, conosce a Ferrara de Chirico. Rientrato a Roma nel 1917, abbandona la pratica della scultura.

Stringe amicizia con Giuseppe Capogrossi e Emanuele Cavalli, firma il "Manifesto del Primordialismo Plastico", ma dopo la mostra personale del 1936 la sua attività espositiva viene interrotta dalle leggi razziali fasciste che gli tolgono il diritto di partecipare a pubbliche esposizioni e a insegnare, contribuendo a sprofondarlo in una profonda crisi. 

Il suo unico sollievo rimane la vicinanza della moglie, "la fida Baba", come egli stesso amava chiamarla.

Il lavoro riprende dopo la guerra nel suo appartamento di tre stanze al Testaccio, proprio di fronte al Mattatoio, dove ospiterà ogni settimana un gruppo di giovani amici pittori come Renato Guttuso, Enrico Accatino, Fausto Pirandello. 

Dal 1945 inizia infatti ad insegnare pittura all'Accademia di Belle Arti di Roma e ritorna a esporre in alcune collettive e mostre personali. È ormai considerato uno dei maggiori esponenti de "La scuola romana" e nel 1950 viene finalmente invitato alla Biennale di Venezia, che gli dedicherà una personale.

Negli ultimi anni continua la sua attività parallela di artista e critico. Nel 1957 esce il suo volume di poesie "Lunga favolosa notte", opera di grande spessore oggi troppo dimenticata. Nel 1958 la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma gli dedica una retrospettiva, curata da Nello Ponente e Palma Bucarelli. Morirà lo stesso anno, a poca distanza da Giacomo Balla. 

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